La madre di tutti i mali: l’agricoltura moderna


Tutti condannano giustamente gli allevamenti intensivi, anche in tv si fanno servizi su questo, la gente è spaventata e non sa più a chi credere, ma il problema non viene mai affrontato alla radice. Si condannano le conseguenze, al posto delle cause.
Si parla di impatto ambientale, consumo di risorse, impronta ecologica e via dicendo. Vegetariani e vegani fano spesso i conti della serva per mostrare (dimostrare è cosa ben diversa) l’impatto che ha il consumo di carne sull’ambiente, ma raramente nei discorsi si va a scavare a fondo.
Non basterebbe un libro per spiegare tutto il problema, quindi in questo articolo tratterò qualche punto che aiuti a porre le basi per un corretto ragionamento a chiunque voglia approfondire il problema.
Piccola premessa: abbiamo raggiunto un punto di non ritorno, quindi anche se per pura utopia tutta la popolazione sarà sensibilizzata su questo tema potremmo avere qualche miglioramento, ma non ci aspettiamo miracoli. Parlo in senso globale, mentre a livello territoriale molto si può fare, quindi rendetevi coscienti dei problemi di questo mondo, non è una perdita di tempo. Aiuterete a renderlo un posto migliore per voi e per i vostri figli.
Le nozioni di base che dovreste avere per comprendere quanto leggerete sono quelle elementari sull’ecosistema.
In pratica le piante attraverso il sole e l’acqua creano zuccheri e attraverso l’azoto, le proteine e con questi 3 elementi creano energia e la loro struttura.
Il sole in genere c’è in abbondanza e gli elementi più limitanti sono l’acqua e l’azoto (e in parte più marginale anche fosforo e potassio).
Il discorso acqua è facilmente compresnibile da chiunque. Se non piove in molti dicono: “povera agricoltura”.
Il discorso azoto invece non è così immediato, bisogna avere una piccola infarinatura di agricoltura, ma anche in questo caso è un argomento che in molti conoscono o comprendono facilmente.
In un’agricoltura basata su questi 3 elementi: sole, acqua e azoto, bisogna far ruotare le coltivazioni, perchè così non si impoverisce il terreno di azoto. In genere le piante che producono redditi più elevati (come il tabacco ad esempio) impoveriscono il terreno, quindi la loro coltivazione deve avvenire dopo un’adeguata rotazione e preferibilmente su un terreno in affitto.
Ad esempio le leguminose si dice che fissano l’azoto, ossia hanno dei batteri sulle loro radici che fissano l’azoto dell’aria nel terreno.
Sembra un controsenso, ma l’aria è ricchissima di azoto, mentre nel terreno è l’elemento limitante.
L’azoto come ho detto rientra nella struttura, quindi serve a far crescere rigogliosa la pianta. Basta che vi ricordiate questo: pianta piccola poco azoto, pianta grande e rigogliosa tanto azoto.
In passato la vita nei campi era dura, la resa era quella che era e la siccità e la grandine potevano compromettere le scorte di cibo per un’intera nazione. Anche le guerre si vincevano per fame.
Prima di continuare il discorso facciamo un piccolo salto e riporto la definizione di premio nobel: “Il premio Nobel è un’onorificenza di valore mondiale attribuita annualmente a persone che si sono distinte nei diversi campi dello scibile, «apportando considerevoli benefici all’umanità» per le loro ricerche, scoperte e invenzioni, per l’opera letteraria, per l’impegno in favore della pace mondiale”.
Uno dei pemi Nobel più meritati della storia è stato quello nel 1918 di Fritz Haber, perchè veramente ha apportato considerevoli benefici all’umanità, anzi, ha salvato dalla fame miliardi di persone. E’ merito suo il benessere attuale.
Ma quale è stato il suo apporto all’umanità? Semplicemente ha permesso la sintesi di ammoniaca da azoto e idrogeno ad alte pressioni e temperature. In pratica è riuscito a fissare l’azoto dell’aria e lo ha reso disponibile per fertilizzare il terreno. La scoperta del secolo possiamo considerarla.
Se è stato così importante per tutta l’umanità perchè (probabilmente) non ne hai mai sentito parlare?
Perchè il suo nome è legato a tantissime morti nella prima (direttamente) e nella seconda (indirettamente) guerra mondiale.
Moralmente non era una gran persona, anche sua moglie si è suicidata, ma purtroppo era un perfetto interprete del suo tempo.
Il mondo è pieno di moralisti e di persone pronte a giudicare (Salvini docet), ma ogni cosa deve essere interpretata nel suo contesto.
Se qualcuno ha voglia di approfondire l’argomento consiglio la lettura di questo articolo.
Praticamente cosa ha portato la sua scoperta?
Ha allontanato lo spettro della fame in molti paesi, perchè ora i campi potevano rendere molto di più e non c’era più bisogno di metterli a riposo dopo certi tipi di colture.
Tra la prima e la seconda guerra mondiale quindi c’è stato un passaggio nell’agricoltura che è culminato alla fine della seconda guerra mondiale.
Perchè proprio alla fine della seconda guerra mondiale? Perchè l’ammoniaca non serviva solo per i fertilizzanti, ma era utilizzata nell’industria bellica. Finita la guerra c’erano molte riserve da smaltire e soprattutto ci si è dedicati alla produzione di azoto per l’agricoltura, non per l’indutria bellica.
E qui inizia il dramma moderno.
I campi rendono molto di più. Nel frattempo sono arrivati i trattori e quello che si coltiva in una piccola azienda basta a sfamare un paesino.
Così sempre meno persone lavoravano in agricoltura e la maggior parte si trasferivano in città contribuendo al progresso che oggi tutti conosciamo.
Se prendiamo i fatti fin qui illustrati e li metiamo sul piatto della bilancia i fattori positivi sono di gran lunga maggiori di quelli negativi.
Ma adesso iniziano i problemi.
Problema numero 1: i contadini ovviamente hanno iniziato a coltivare le colture più redditizie, quindi c’è stata una perdita in biodiversità.
Ora qualcuno di voi dirà: e a me che me ne frega? A livello ambientale è un problema molto grave.
Quindi pochissime piante hanno preso il sopravento su tutte le altre.
Secondo problema: le industrie e multinazionali. Fiutato l’affare producevano semi sempre più selezionati per produzione o per fattori chimici/fisici. Esempio: le piante di grano più basse e con più glutine, il mais che si può coltivare in file sempre più fitte, ecc…
Così facendo hanno dato un altro grande colpo alla biodiversità e soprattutto tante specie di piante sono quasi introvabili. Alcuni semi di qualche varietà antica di qualche ortaggio coltivato in una specifica zona sono praticamente introvabili.
Se ci pensate in passato i contadini selezionavano le piante migliori per il loro ambiente, ora invece l’agricoltura è standardizzata e si pianta lo stesso seme in India, in Italia o in America. Ora le piante sono geneticamente “identiche”, prima erano diverse da paesino a paesino, anche da campo a campo.
Non è mia intenzione in questo articolo parlare dei risvolti sulla salute di questo cambiamento, ma l’importante è che riusciate a capire che l’agricoltura si è mossa solo su logiche commerciali come è giusto che sia purtroppo.
Adesso parlando di commercio e di soldi il danno finale lo hanno fatto gli stati.
Vi consiglio di andarvi a guardare tutta la storia dei sussidi sull’agricoltura per capire i meccanismi che ci sono dietro.
Per capire questi aspetti una lettura che vi consiglio è il libro: il dilemma dell’onnivoro di Michael Pollan, ma basta anche parlarne con qualche agronomo o agricoltore.
I sussidi all’agricoltura sono un cosa giusta e sacrosanta, ma il modo in cui si sono evoluti è stato il passpartout al degrado totale dell’agricoltura e indirettamente della nostra salute, quella degli animali e soprattutto hanno mandato in miseria i miseri del mondo (come al solito noi a parole amiamo tutti e vogliamo risolvere la fame nel mondo, mentre a fatti facciamo esattamente il contrario).
In parole povere con questi sussidi si è riusciti a far scendere i prezzi dei cereali a livelli impensabili. Le materie prime sono quotate in borsa e chiunque può acquistare o vendere futures.
Cercate su google “crolla il prezzo del grano” o vedete che è successo nell’anno appena passato “2016” in Puglia.
Insomma siamo arrivati in pochissimo tempo ad avere produzioni impensabili a prezzi bassissimi.
Ora un bambino direbbe: “ma allora si è risolto il problema della fame nel mondo”.
Caro bambino, tu hai perfettamente ragione ma i finti buoni non vogliono questo e il cibo se lo tengono per loro, gli conviene far morire di fame tanta gente.
I paesi ricchi hanno aumentato le produzioni, hanno diminuito i prezzi ed hanno mandato in rovina i contadini e le piccole aziende dei paesi meno sviluppati.
Ma noi siamo un popolo civile, spendiamo sempre tante belle parole verso di loro.
Comunque ci siamo trovati ad un surplus di produzione a prezzi stracciati. Ora cosa ne abbiamo fatto di tutti questi cereali?
Abbiamo convertito l’alimentazione di molti erbivori come i bovini a “pane e polenta”.
Così non c’era più bisogno di campi e grossi recinti per tenere gli animali. Basta tenerli in piccoli spazi e alimentarli con questo eccesso di produzione e si converte ad esempio una fonte di carboidrati come il mais in proteine come carne e latte.
Ecco il motivo della nascita degli allevamenti intensivi.
Il ruolo degli animali al pascolo è importantissimo: brucano l’erba e la calpestano e con i loro escrementi fertilizzano il pascolo, e questo è proprio quello che vuole l’erba.
Questo equilibrio che si è stabilito nel tempo dei tempi è ciò che mantiene integro l’ecosistema e lo fa funzionare al meglio.
Invece con l’allevamento intensivo gli escrementi degli animali sono diventati un problema: inquinano e non poco, il mangiare cibo non adatto alla fisiologia dell’animale porta a gravi problemi di salute e intestinali che in parte (non tutti) devono essere corretti con integratori e antibiotici. Il vivere ammassati porta a malattie e quindi di nuovo si devono usare gli antibiotici.
Il problema non sono gli allevamenti, ma gli allevamenti intensivi. E’ il modo in cui si alleva l’animale.
Un allevamento “estensivo” è naturale, ha un numero di animali limitato per lo spazio a disposizione e apporta numerevoli benefici all’ambiente e all’ecosistema perchè mantiene quell’equilibrio naturale che c’è sempre stato.
In questo equilibrio l’uomo svolgerebbe il ruolo di predatore che mantiene tutto l’ecosistema in equilibrio.
Che vi piaccia o no, deve esserci un predatore altrimenti si sballano tutti gli equilibri e si producono solo danni.
I risvolti per la salute animale e soprattutto la nostra li tratterò in altri articoli.
Il messaggio da portare a casa è quello di pretendere un’agricoltura meno industrializzata, più orientata verso la biodiversità e la difesa dell’ambiente che verso il profitto. Dall’altra parte serve un consumatore consapevole che è disposto a pagare qualcosa in più per questo tipo di servizio. Però non serve un consumatore fesso, la volpe è sempre dietro l’angolo (vedi prodotti per vegani).
Ma soprattutto si deve pretendere che gli animali siano allevati rispettando la loro fisologia e natura e vedrete che spariranno molti problemi, anche di sanità pubblica. Un consiglio semplice è andare da un contadino comprare un vitello e pagargli un affitto per tenere l’animale al pascolo.
Siamo in troppi in questo mondo e queste non sono soluzioni attuabili a livello globale, ma a livello territoriale sono strade più che percorribili.
Sul discorso agricoltura non ho trattato pesticidi, interferenti endocrini e problemi di salute come i tumori, percè questo è un altro argomento.
E non dire “tanto io mangio bio”, il problema è molto più complesso e comunque riguarda anche te.

Nell’articolo ho volutamente omesso altri temi (come le arature ad esempio) ed esempi perchè altrimenti diventava troppo lungo. Ne riparlerò in futuro.

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