Per quanto riguarda la malattia, che si ha quando i diverticoli diventano sintomatici, essa si può dividere in:
- Malattia diverticolare semplice
- Malattia diverticolare complicata.
La malattia diverticolare non complicata è dovuta all’infiammazione dei diverticoli. La patogenesi è legata ad un ristagno di feci all’interno dei diverticoli, i quali hanno una parete sottile, e se ristagnano le feci, si ha un aumento del volume e la parete si assottiglia. Questo può dare origine a micro fessurazioni, che possono essere circoscritte soltanto alla mucosa, oppure alla sottomucosa, che richiamano le cellule del sistema immunitario e li si forma un’infiammazione. A questo punto l’infiammazione diventa sintomatica e si ha malattia: diverticolite. Nella diverticolite si ha dolore e il dolore è localizzato a livello del fianco e fossa iliaca di sinistra, che quando non è complicato, è un dolore di solito sopportabile dal paziente. Altri sintomi di diverticolite possono essere anoressia, nausea e vomito, dolore e anemia (è bene ricordare che la stragrande maggioranza delle anemie sono di origine gastroenterologica e non ematologia); ma tutti questi sono dei sintomi aspecifici per poter presupporre che si tratti di diverticolite. Può esserci aumento della VES, PCR e Globuli Bianchi.
Diagnosi di diverticolite e diverticolosi
Per quanto riguarda la diagnosi si può ricorrere all’esame radiografico dell’addome, con il quale si possono escludere le complicanze come la perforazione o la formazione di un megacolon tossico.
Può essere utilizzata anche la laparoscopia.
L’esame diagnostico per eccellenza è il clisma opaco a doppio contrasto con Bario. E’ una tecnica radiografica che si basa sull’ingestione di bario che vernicia il colon e dall’ano viene immessa aria per distendere il colon, così si vede tutta la superficie del colon e si possono individuare se presenti i diverticoli. Oggi questa tecnica viene meno usata e si preferiscono i controlli ultrasonografici come la TC. Sia la TC che il clisma opaco non ci danno la certezza di diagnosi di diverticolite, con queste due tecniche vediamo solo la presenza di diverticoli (quindi possiamo porre diagnosi soltanto di diverticolosi), e non sappiamo se ci danno malattia oppure no, e i dolori, il sangue occulto e l’anemizzazione possono essere dovuti ad un’altra patologia. L’esame per fare diagnosi è quindi la colonscopia, con la quale possiamo vedere lo stato dei diverticoli ed escludere altre patologie, come tumori o malattie croniche infiammatorie intestinali come rettocolite ulcerosa. In questo caso l’endoscopista deve porre molta attenzione, poiché se non imbocca la via giusta può causare la rottura del diverticolo.
Questi sono i quattro esami a cui sottoporsi se si sospetta un quadro diverticolare.
Malattia diverticolare complicata: Il megacolon tossico è una delle complicanze della diverticolite, in quanto nella diverticolite può esserci la presenza di stenosi e la zona antecedente la stenosi si rigonfia formando il cosiddetto “Megacolon Tossico”. Il Megacolon Tossico rappresenta la distensione del colon in modo abnorme con ristagno di feci e il megacolon tossico può arrivare oltre i 12 cm di diametro. Il ristagno di materiale settico nel megacolon tossico causa la produzione e di sostanze tossiche, che vengono poi assorbite e vanno in circolo. La complicanza più grave alla quale possono andare incontro i pazienti con megacolon tossico è lo scoppio con relativa peritonite.
Altra complicanza della diverticolite è la perforazione dei diverticoli. Un diverticolo si può perforare e può esserci la contaminazione del contenuto del colon che è settico, nella parte peritoneale, che è asettica e si può avere peritonite. Se la perforazione viene coperta dall’omento o dai visceri prende il nome di peritonite saccata e può dare origine alla formazione di ascessi. Se invece la perforazione è importante, il diverticolo si rompe e c’è la dispersione del contenuto settico nel peritoneo e questa è un’emergenza, in quanto c’è uno shock settico e una peritonite diffusa. In quest’ultimo caso l’esame radiografico dell’addome permette di vedere se il diverticolo è perforato, e se da esito positivo si procede all’operazione.
Altra complicanza della diverticolite è il sanguinamento, che si ha quando il processo flogistico interessa il colletto. In questo caso ci può essere un’infiammazione dell’arteria che può dare origine a sanguinamento massivo del diverticolo. Anche in questo caso si ha un’emergenza perché o si esegue una colonscopia o si interviene chirurgicamente. L’intervento chirurgico in urgenza è sempre sconsigliato per vari motivi: perché il paziente non è preparato, il chirurgo di turno può non essere specializzato in quei tipi di interventi e nella chirurgia d’urgenza la percentuale di morte è più elevata. Si può tentare inizialmente un approccio con la colonscopia. Eseguire una colonscopia in questi casi risulta molto pericoloso, poiché il colon non è preparato e c’è la presenza di feci e sangue diffuso e c’è la possibilità di perforare altri diverticoli. Se si trova il diverticolo che provoca sanguinamento si occlude con un clip metallico. Un secondo metodo è l’accesso arteriografico: con un accesso arterioso femorale si arriva prima nella mesenterica inferiore e poi si cerca di trovare l’arteria che rifornisce il sanguinamento e si sclerotizza. Ultima chance: la chirurgia.
Risorse web:
- AIGO ( Associazione Italiana gastroenterologi ed endoscopisti ospedalieri)
- Gastro.org (Associazione Americana di Gastroenterologia)
- Omge.org (Organizzazione mondiale di gastroenterologia)
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