
L’atto del mangiare, tanto più quello dell’abbuffarsi, denuncia, il più delle volte, il bisogno di riempire simbolicamente un vuoto. Ciò è tanto più comprensibile se ci si riferisce concettualmente all’analogia simbolica a cui si è fatto riferimento sopra, quella tra cibo e affetti. In questa chiave di lettura, molto spesso le abbuffate trovano senso nella misura in cui rappresentano il tentativo di padroneggiare, colmandolo con il cibo, un doloroso e cronico senso di vuoto, sul quale, però, talvolta vanno ad innestarsi i sensi di colpa per un’immagine di sé che viene avvertita come negativa e sulla quale, talvolta, si tenta di esercitare un controllo/rimedio attraverso successive condotte di eliminazione. È possibile comprendersi e trovare il modo di coccolarsi, anche parlandone con un esperto, per trovare insieme il modo di affrontare il senso di vuoto, comprenderne le origini e colmarlo in una maniera che consenta di sorridere e di volersi bene.
A cura della dottoressa Tramis
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